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Come NON preparare il seno per l’allattamento

Tempo fa, alle donne in gravidanza, si consigliava di strofinare i capezzoli con un asciugamano o un guanto di crine per preparare il seno all’allattamento. Si credeva che, in questo modo, i capezzoli potessero essere irrobustiti per renderli meno vulnerabili a ragadi e fastidi durante la suzione.


Ora, l’Oms (organizzazione mondiale della sanità) ci informa che il seno NON necessita di nessuna preparazione perché la natura sa già trasformare e adattare il corpo a questa richiesta.

Del resto, se durante la gravidanza, si va a sollecitare il seno, si potrebbe dare il via alle contrazioni uterine.

Quindi, in che modo si prevengono le ragadi? 

Le ragadi si prevengono attraverso un corretto attaccamento del bambino. Soprattutto durante i giorni di ricovero, è importante farsi aiutare da ostetriche e medici per trovare il giusto contatto seno-bimbo che prevede che il bambino prenda tutta l’areola e non solo il capezzolo.

Dopo la poppata, sarà possibile lavare il seno con semplice acqua o sapone neutro ma prima di farlo, per proteggere il seno, si consiglia di spremere una goccia di latte sul seno stesso lasciando asciugare all’aria. L’effetto idratante e cicatrizzante del latte materno, aiuterà la mamma ad affrontare  ragadi e fastidi dell’allattamento.

Paracapezzoli in argento, pomate di lanolina e olio di mandorle, li ho sperimentati personalmente e ne ho trovato giovamento ma ogni caso è a se e un consulente dell’allattamento saprà aiutare a trovare la gusta dimensione.

E voi, avete preparato il seno durante la gravidanza? Avete sofferto di ragadi in allattamento?

 

 

 

 

Ciò che non ti dicono sull’allattamento 

 Quando feci il primo e unico corso preparto, (visto che tendenzialmente per la seconda gravidanza ci si dedica ad altro) tra tutte le argomentazioni, le curiosità, i racconti, ci fu anche la parte dedicata all’allattamento. La struttura del seno, gli ormoni che entrano in gioco, le posizioni corrette per l’attaccamento del bambino e bla,bla,bla,bla.

Ciò mi rimase di tutte quelle parole fu la voglia di volerlo fare, voler allattare Drago almeno un po.

I reggiseni per l’allattamento erano pronti, le coppette assorbilatte pure, le vestaglie con i bottoni davanti lavate e stirate.

Poi, nacque lui, un batuffolo (mica tanto) di oltre 3 kg che aveva bisogno di mangiare visti gli sforzi che aveva fatto per venire al mondo!


Ero indolenzita, con capogiri e voglia di non fare nulla perché il meglio di me lo avevo dato tutta la notte ma dovevo provare ad attaccarlo e la soddisfazione di vederlo mangiare sui miei seni era per me fonte di appagamento.

Ma, in una manciata di giorni, l’attacco errato, purtroppo, aveva prodotto ragadi, tagli sanguinanti che uniti a contrazioni uterine e fitte, mi fecero precipitare in un doloroso momento non solo fisico ma mentale.

Le persone continuavano a farci visita a casa per conoscere la nostra Neo-famiglia e io non riuscivo a rilassarmi perché nel momento in cui avrei dovuto allattare Drago, avrei contemporaneamente dovuto accogliere la gente ed ero contraria a condividere l’intimità dell’allattamento.

In più, per far arrivare la montata lattea (ehi! potresti non accorgerti del suo arrivo se hai un seno già prosperoso) mi portavano formaggi, kg di noci, birra (si sa che la birra fa latte! Mamma mia!!! Non è vero!!) e io non ne potevo più di tutto questo palcoscenico di cose piombato assieme all’allattamento.

Decisi di fare qualcosa. Cambiare atteggiamento. Ormai tutti i parenti avevano conosciuto Drago e le visite diminuivano (tranne per quelli che volevano rivenire per vedere quanto fosse cresciuto a distanza di 1 mese) e incominciai a rilassarmi. Io nel lettone e lui accanto a me in una penombra mistica che mi ricollegò a tanti animi di donne che nel mondo vivevano la mia stessa storia. Capii che la fretta era cattiva consigliera e che avrei dovuto ridimensionare i ritmi ad un livello più arcaico e ci riuscii.


Riuscii ad allattare Drago per un anno, un anno difficile, perché l’allattamento era arrivato senza le giuste conoscenze e se solo fossi stata più informata, la consapevolezza delle difficoltà che avrei potuto incontrare, mi avrebbe da subito, fatto capire che era tutto NORMALE.

È normale che sia doloroso, che si voglia abbandonare, che si pensi ai bimbi cresciuti bene con il latte artificiale. Basta saperlo. Sapere che potrebbe capitare di affrontare difficoltà ma che alla maggior parte delle problematiche c’è soluzione.

Per questo ho studiato per diventare una Peer supporter per l’allattamento materno. Perché avrei voluto con me una guida, una persona che standomi accanto potesse spiegarmi cosa stesse accadendo e incoraggiarmi nella scelta di allattare.

Da donna dico sempre che l’importante non è allattare ma essere serene, si è delle buone madri anche con in mano un biberon. Ma so anche che a difficoltà che sembrano insormontabili si può trovare una soluzione e delle volte basta rivolgersi alle figure giuste per avviare un allattamento armonioso e  garantisco che in questa diade lo scambio di emozioni sarà reciproco.
E voi, la pensate come me?